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Caccia al tesoro Friuli Venezia Giulia Italia Trieste

Caccia al tesoro a Trieste. Una città curiosa

Trieste è famosa per tre cose: la bora, la Barcolana e… questa caccia al tesoro. Sto scherzando ovviamente, anche se le prime due sono veramente due parti fondamentali della città.

Dietro la bora si nasconde una leggenda. Il Dio Vento andando il giro per il mondo con i suoi figli arrivò a Trieste. Sua figlia Bora, la più bella, iniziò a esplorare il posto, rimanendone incantata dalla bellezza. Iniziò a scombussolare il cielo, giocando con le nuvole, fino a che non entrò in una grotta, dove incontrò l’eroe umano Tergesteo. Questo uomo era così bello, forte e diverso da tutte le creature che Bora aveva sempre visto che se ne innamorò. Questo amore venne ricambiato e i due vissero tre, cinque, sette giorni bellissimi nella grotta.

Vento si accorse della fuga della figlia e iniziò a cercarla. Quando la trovò abbracciata a Tergesteo andò su tutte le furie, diventò un ciclone e iniziò a scaraventare l’umano sulle pareti della grotta fino ad ucciderlo. Bora, dilaniata dal dolore, iniziò a piangere e le sue lacrime si trasformarono in pietra. Madre Natura, nel tentativo di consolarla, trasformò il sangue di Tergesteo in Sommaco (un pianta molto diffusa a Trieste). Ma Bora non smise di piangere e Madre Natura le concesse di rimanere per sempre vicina al corpo di Tergesteo.

Il dolore non cessava

e così gli Dei, preoccupati, permisero a Bora di rivedere l’amato per tre, cinque, sette giorni l’anno. Molti anni dopo gli uomini usarono le lacrime di Bora, trasformate in pietra, per costruire una bellissima città che venne chiamata, in onore a Tergesteo, Trieste. In questa città Bora regna ancora sovrana e per tre, cinque, sette giorni soffia sui residenti per ricordare il suo amato. Il suo soffio può essere “chiaro” se è tra le braccia del suo amore, o “scuro” se è in attesa di incontrarlo.

Io personalmente ho avuto il piacere di sentirla. La Bora non è un semplice vento forte. E’ pura energia, passione e potenza. Mi ricordo che non riuscivo a stare in piedi, figuriamoci a camminare. Che aggrappata ad una catena cercavo di farmi forza. E’ stata un’emozione unica. Sentire tutta quell’energia, quell’amore, attraversarti il corpo ti fa capire quanto la natura possa essere potente.

Ma torniamo a noi, e alla nostra caccia al tesoro a Trieste. Siete pronti a giocare con me?

Tempo di percorrenza: 1 ora a piedi

Qui trovate la mappa per giocare alla caccia al tesoro a Trieste.

Primo indizio

Per il primo indizio di questa caccia al tesoro a Trieste facciamo un giro in torno al mondo. Da dove iniziamo? Da Piazza Unità d’Italia ovviamente. Questa piazza è il cuore della città e si affaccia direttamente sul golfo di Trieste. Vicino al Municipio noterete una fontana. E’ la Fontana dei continenti, rappresentata dai quattro fiumi più importanti dei continenti: il Gange con il cammello, per rappresentare l’Asia, il Mississipi con il coccodtrillo, per ricordare l’America, il Danubio con il cavallo, per l’Europa e il Nilo con il leone, che impersona l’Africa ovviamente.

Come dite? Ne manca uno? Effettivamente non è rappresentato nessun fiume per l’Oceania, e non perchè non ce ne siano, ma perchè quando è stata realizzata l’opera, nel 1751, l’Oceania non era ancora stata scoperta. Fu infatti James Cook a inserirla nelle mappe, ma solo nel 1770.

Secondo indizio

Adesso prendete dei coriandoli, o se non li avete fate a brandelli un foglio di giornale, perchè stiamo per andare a visitare dove i coriandoli sono stati inventati, e non potete arrivare a mani vuote. In questa caccia al tesoro a Trieste non importa se sia carnevale o meno, i coriandoli sono sempre ben accetti.

Tutti sanno cosa siano i coriandoli, ma scommetto che nessuno sa come nascono. Nel 1876, nel palazzo color salmone che affaccia su Piazza della Borsa, abitava un bambino quattordicenne che, vedendo passare la parata proprio sotto casa sua, voleva festeggiare ma non aveva abbastanza soldi per comprarsi i confetti che si usavano lanciare durante questi eventi. I confetti, all’epoca, erano rivestiti con semi di coriandolo (da qui il nome). Questo ragazzino, conosciuto come Ettore Fenderl (colui che nel 1926 creò a Roma il primo laboratorio per le ricerche radioattive) decise quindi di fare a brandelli dei fogli di carta colorati e di lanciarli poi sulle maschere che passavano lì sotto. Come dichiarò lui, anni dopo, in radio: ” il primo successo è stato disastroso! le ragazze che stavano sotto si ritrovarono i coriandoli nei capelli e una guardia mi fece una multa e mi sequestrò tutto”.

Ma negli anni molti lo imitarono e, incredibile ma vero, adesso sono diventati il simbolo indiscusso delle grande feste!

Terzo indizio

Trieste è una città che affaccia sul mare e, come ogni città marittima, soffre dell’alta e bassa marea.

Quello che dovrete trovare in questa caccia al tesoro a Trieste è il suo idrometro.

Si trova vicino a Piazza del Ponte Rosso, più precisamente sul lato sinistro (dando le spalle al mare) del ponte di Via Roma.

Noterete una mattonella bianca con una segnaletica, li è possibile vedere lo Zero, noto come Zero Ponte Rosso, che segnava il livello delle basse maree per tutto il territorio dell’impero Austro-Ungarico.

Quarto indizio

Se siete arrivati fin qui significa che avete trovato metà degli indizi di questa caccia al tesoro a Trieste e che siete quindi sulla buona strada per trovarli tutti! Adesso dovete riuscire a trovare una casa moooooolto particolare. Pensare che è stata costruita con l’aceto. Giuro non sto scherzando, c’è pure una targa che lo ricorda: “Aedes anno MDCCLXXI ob aque inopiam aceto absoluta“. Si tratta dell’edificio settecentesco in via San Lazzaro 15. La sua storia è molto interessante e curiosa. Nel 1771 ci fu un lungo periodo di siccità che prosciugò completamente le riserve idriche della città di Trieste, che attraversò un lungo periodo di grande paura.

In quel periodo il costruttore dell’edificio, che doveva assolutamente rispettare i tempi di fine avori, capì che non sarebbe mai riuscito a consegnare l’opera in tempo se non… avesse sostituito l’acqua con un altro ingrediente… l’aceto! Acquistò quindi una grande quantità di aceto da un magazzino di vino e lo miscelò alle malte. riuscendo così a completare il palazzo in tempo.

Un po’ come disse Maria Antonietta “Se non hanno più pane, che mangino brioche

La cosa ancora più incredibile è che il palazzo è ancora in piedi e in ottime condizioni! Dopo aver trovato la targa soffermatevi ad osservare anche l’arco del portone. Noterete tre aquile, che rappresentano la Russia, la Prussia e l’Austria, che uccidono un serpente, che rappresenta Napoleone, che a sua volta cerca di ingoiare una sfera, simbolo del mondo.

Quinto indizio

Secondo me uno dei lavori più belli è quello del postino. Portare lettere d’amore, cartoline o, perchè no, multe. Mi affascina molto come professione e quello che dovrete cercare in questa caccia al tesoro a Trieste sono dei postini… molto particolari. Come suggerimento vi consiglio di andare al Palazzo delle poste, che venne costruito nel 1894. E’ uno degli edifici più belli di tutta Trieste secondo me. Guardando l’edificio da Piazza Vittorio Veneto potrete notare, sul cornicione, sei statue che rappresentano la Ferrovia, il Commercio, la Navigazione, la Viticultura, l’Industria e l’Agricoltura. E dove sono i “postini particolari”? Sugli ingressi laterali di via Milano e via Galatti. Sono dei Postini Puttini, indossano il tipico berretto degli ufficiali postali austro-ungarici, e persino la tracolla che contiene le lettere. Sono così teneri che vi viene subito voglia di spedire una cartolina no?

Sesto indizio

Siamo giunti all’ultimo indizio della caccia al tesoro a Trieste. Lo so, vi vedo che piangete, ma non sarà mica perchè state cercando la casa delle cipolle vero? Perchè si, dopo la casa costruita con l’aceto a Trieste c’è pure la casa delle cipolle, o meglio la Villa delle Cipolle. Dirigendovi verso il castello Miramare sul lungo viale, al numero 229, troverete la Villa delle Zivole, in stile eclettico che riprende lo stile russo-bizantino. Il suo soprannome “Villa delle Cipolle” deriva dalle due cupole che richiamano subito lo stile dell’Europa centrale, in particolare quello dell’architettura religiosa russa dove, in base al numero e al colore delle cupole, gli edifici acquistano un diverso significato. Ovviamente, essendo una riproduzione dello stile, questo edificio fa eccezione, dato che le cupole sono puramente decorative.

Pensate che questa villa, nel corso dei secoli, cambiò molte destinazione d’uso. Fu progettata da Jakic, un ex pope che, da quel che si dice, lasciò i voti per diventare una spia dello zar e, forse, proprio con i soldi dello zar realizzo questa villa. Venne poi venduta e trasformata in una elegantissima casa di appuntamenti, per poi essere ancora modificata per diventare una bisca di fama internazionale. Al momento niente di illegale si cela dietro queste mura, anzi, la villa è stata divisa in più appartamenti venduti poi singolarmente, per questo non è possibile visitarla all’interno.

E anche questa caccia al tesoro a Trieste è giunta al termine, spero vi sia piaciuta ma soprattutto spero di avervi mostrato dei luoghi curiosi e non convenzionali della città.

Buon divertimento e ricordatevi: se scattate delle foto durante questa caccia al tesoro taggatemi su instagram e usate l’hashtag #cacciaaltesorodibeaaround

E non dimenticatevi di trovare tutti gli indizi delle altre cacce al tesoro!!

Bea around

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